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» Trento 08.05.2009
| Convegno "Valutare apprendimenti, valutare contesti"
Tavola rotonda: "Valutare gli esiti di attività
complesse: oltre i risultati di Pisa 2006"
Intervento di: Massimiliano
Bratti, Università degli Studi di Milano
Anche sulla scia dei pessimi risultati ottenuti
dal nostro Paese in alcune indagini internazionali sulle competenze
degli studenti, come quelli dell’indagine OCSE (PISA) sugli
studenti quindicenni, si sta sempre più manifestando in Italia
l’esigenza di una “valutazione della scuola”.
Prima di implementare costose attività di
valutazione, bisogna tuttavia soffermarsi a riflettere su che cosa
si voglia valutare e su quali siano gli obiettivi della valutazione.
La scuola è una comunità in cui studenti ed insegnanti
interagiscono. Gli studenti, a loro volta, interagiscono anche con
comunità diverse, come quella del gruppo dei pari (peer group)
al di fuori della scuola, o più ampie come le comunità
locali in cui essi risiedono. Queste interazioni ne influenzano
l’atteggiamento nei confronti dell’istruzione e ne condizionano
in parte anche i processi di apprendimento. E’ allora evidente
che: 1) l’apprendimento in ogni grado di istruzione è
determinato dalle caratteristiche degli studenti e dai livelli di
competenze acquisite nei gradi inferiori di istruzione; 2) non tutto
l’apprendimento ha luogo a scuola ma anche al di fuori della
stessa (in famiglia o nelle comunità locali), ed i processi
di “valutazione della scuola” dovrebbero tenere conto
di questo fatto.
Un modo per tenere conto delle diverse caratteristiche
degli studenti nelle diverse scuole è quello di stimare dei
modelli di valore aggiunto. L’obiettivo è quello di
separare il contributo specifico dato dalla scuola al livello di
competenze acquisite dagli studenti, una volta “controllato”
per le caratteristiche degli studenti e soprattutto dei livelli
di conoscenze già posseduti dagli stessi all’entrata
nella scuola che si intende “valutare”. Da questo punto
di vista, indagini che si limitino a raccogliere i risultati in
test standardizzati senza metterli in relazione alle caratteristiche
degli studenti, delle comunità locali e delle scuole in cui
sono collocati, hanno scarsa utilità in termini di interventi
di policy. Essi saranno solo utili a produrre dei ranking delle
scuole, regioni, province, senza fornire tuttavia alcuna informazione
sulle ragioni delle differenze nei livelli di competenze. Essi potrebbero
talvolta fornire anche delle informazioni fuorvianti e suggerire
interventi di policy errati. Facciamo un esempio. Immaginiamo che
nella provincia X la scuola secondaria inferiore presenti delle
criticità e che i livelli di conoscenze degli studenti nella
provincia X all’entrata nella scuola secondaria superiore
(indicati con COMP_entrata) siano particolarmente bassi. In questo
caso, essendo l’istruzione un processo cumulativo, in cui
spesso la comprensione di alcuni concetti richiede l’utilizzo
di conoscenze acquisite (o non acquisite) in passato, potrebbe accadere
che anche a 15 anni, nella scuola superiore, i livelli di competenze
degli studenti in questa provincia siano bassi. Nell’impossibilità
di osservare COMP_entrata (ad esempio il giudizio nell’esame
finale di scuola secondaria inferiore – licenzia media - o
altri test standardizzati qualora fossero disponibili) saremo indotti
a concludere erroneamente che la scuola secondaria superiore presenti
in quella provincia delle criticità rispetto ad altre province,
essendo invece queste criticità “ereditate” dai
livelli inferiori di istruzione. E’ su questi ultimi che si
dovrebbe allora intervenire in quella provincia e non sulla scuola
secondaria superiore!
Trento 08 maggio 2009Convegno “Valutare apprendimenti,
valutare contesti”
Sfortunatamente, allo stato attuale, gran parte dei dataset disponibili
non consente di implementare dei modelli di valore aggiunto o altre
valutazioni “serie”. Un’attività “seria”
di valutazione delle scuole dovrebbe essere basata su dati:
1) rappresentativi del territorio nazionale;
2) contenenti una vasta gamma di informazioni su studenti, famiglie
e fattori di scuola (insegnanti ed altre risorse), tra cui i livelli
di competenze accumulati nei livelli inferiori di istruzione;
3) campionati a livello di classe (e non semplicemente di scuola)
e contenenti informazioni su più classi per la stessa scuola;
4) ripetuti nel tempo, al fine di valutare i progressi degli studenti
e delle scuole da un anno all’altro, essere cioè di
tipo panel e non cross-section;
La raccolta di basi di dati con queste caratteristiche si pone allora
come una precondizione fondamentale per implementare una valutazione
“seria” ed utile della scuola a livello nazionale.
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