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» Trento 08.05.2009
| Convegno "Valutare apprendimenti, valutare contesti"
Tavola Rotonda 2. Valutare
apprendimenti diversi: con quali strumenti?
Intervento di: Stefano
Cacciamani * e Donatella Cesareni**
Università della Valle d’Aosta** - Università
di Roma “Sapienza”**
“Tecnologie digitali e apprendimento:
verso una scuola come comunità di ricerca”
La scuola si trova oggi a confrontarsi con una
formidabile fase di sviluppo delle tecnologie digitali, definita
dagli esperti come Web 2.0, L’espressione indica la comparsa
sulla scena di tutte quelle applicazioni online che permettono uno
spiccato livello di interazione tra utenti e che si fondano sulla
dimensione comunitaria. Webforum, Blog, Wiki, strumenti di condivisione
multimediale ( ad es. You Tube), i “Social Network”
(come My Space e Face Book) sono solo alcuni esempi della rivoluzione
tecnologica in atto. Ma quali cambiamenti comporta l’utilizzo
di tali tecnologie a scuola?
Lo spostamento di prospettiva del lavoro con la conoscenza in ambito
scolastico, grazie agli strumenti tecnologici accennati è
notevole e può essere sintetizzato in alcuni elementi chiave:
a)l’apprendimento diviene un’attività sociale:
tramonta la visione di apprendimento basata sulla metafora dell’acquisizione
della conoscenza (Paavola, Lipponen, & Hakkarainen, 2004), fondata
su un’attività di trasmissione di informazioni da parte
del docente ed in cui gli studenti operano in attività a
struttura individuale, confinate in un’aula scolastica e basate
su testi da leggere, comprendere e memorizzare, in assenza di ogni
tecnologia digitale. Si affaccia un’idea di apprendimento
che richiede necessariamente situazioni di interazione collaborativa,
sia in presenza, entro la propria classe, sia a distanza, attraverso
la mediazione di ambienti on line (metafora della partecipazione
e della creazione di conoscenza);
b)l’apprendimento si realizza mediante costruzione di conoscenza:
la metafora dell’acquisizione della conoscenza ha ispirato
pratiche didattiche basate sulla spiegazione dell’insegnante
come strumento principe, con una struttura della comunicazione fortemente
centralizzata sul suo ruolo docente e interazioni discorsive in
cui il docente pone domande, gli studenti rispondono ed il docente
restituisce un feedback valutativo. Con la metafora della partecipazione
e più ancora della creazione della conoscenza, cambiano i
termini della questione: l’apprendimento avviene mediante
costruzione di conoscenza. In sostanza i modelli ispirati dalla
due metafore propongono di trasformare la classe in una comunità
di gruppi collaborativi che conducono attività di indagine
a partire da problemi autentici, prevedono momenti di riflessione
metacognitiva sulle strategie di lavoro e condividono i risultati
raggiunti, come nel caso della Community of Learners (Brown e Campione,
1996). Le tecnologie mediano il contatto con esperti esterni alla
classe, a cui chiedere informazioni (mediante posta elettronica),
nonché la condivisione di informazioni trovate e le idee
elaborate nel corso dell’attività di indagine. Applicazioni
in questa prospettiva possono prevedere l’utilizzo della tecnologia
per realizzare prodotti che incorporano e rappresentano la conoscenza
elaborata dalla comunità.
c)l’apprendimento viene finalizzato alla creazione di conoscenza:
questo aspetto introduce un’articolazione tra i modelli di
apprendimento di tipo costruttivista sociale, distinguendo le due
metafore della partecipazione e della creazione di conoscenza. Mentre
infatti la prima finalizza l’attività di costruzione
di conoscenza all’apprendimento, la seconda rovescia i termini
del rapporto, prevedendo che l’apprendimento sia finalizzato
alla creazione di nuova conoscenza.
E’ il caso del modello della “Knowledge Building Community”
(Scardamalia e Bereiter, 2006), in cui i membri della classe sono
impegnati non più in obiettivi di apprendimento ma di comprensione
comune di problemi, per i quali è necessario anche apprendere,
cioè acquisire una comprensione degli artefatti concettuali
(teorie e procedure) che la nostra cultura ci mette a disposizione.
La tecnologia potenzia tale attività in quanto può
essere utilizzata sia per cercare informazioni, sia per “reificare”
le idee e condividerle in uno spazio on line comune che si arricchisce
man mano che l’attività di indagine prosegue: le idee
assumono grazie alla scrittura dell’ambiente on line una forma
concreta e sociale e possono quindi essere oggetto di confronto
e suscettibili di continuo miglioramento. Si tratta in sostanza
di ripensare la scuola in termini di una comunità di ricerca.
Ma quali cambiamenti si producono nel contesto
scuola adottando una tale visione dell’apprendimento e del
fare scuola? Definito che nella concezione da noi proposta le tecnologie
informatiche non sono “l’oggetto dell’apprendimento”
ma il mezzo, o per meglio dire uno dei mezzi attraverso i quali
impegnarsi in un’attività significativa con lo scopo
di costruire conoscenza, appare chiaro che l’uso del computer
non è relegato alla semplice <ora di informatica>.
Pur ritenendo importante che la scuola si ponga l’obiettivo
di insegnare un corretto utilizzo delle tecnologie, siamo convinti
che ciò si impara “facendo”, nell’utilizzo
quotidiano di tali tecnologie. Perché questo accada è
difficile immaginare attività che siano confinate negli stretti
limiti di una singola disciplina, ma occorre avviarsi verso una
logica diversa, che ponga in relazione concetti e linguaggi appartenenti
a discipline diverse per affrontare problemi o progetti complessi.
E’ questa la logica del lavoro “per progetti”
nei quali si affronta una problematica motivante per gli studenti
stessi, coinvolgendo più insegnanti in un lavoro che affronta
concetti appartenenti a molte discipline. Altra prospettiva possibile
è quella del lavoro per problemi: gli studenti sono invitati
a partire da problemi significativi ed attivare processi di indagine
su di essi. Il computer può in questo caso fungere da ambiente
di esplorazione, ma anche da mezzo per sostenere e favorire la discussione
collaborativa, sia a distanza sia all’interno della classe.
Il computer può infatti svolgere la funzione di mediazione
della comunicazione anche all’interno del gruppo classe, consentendo
per prima cosa di “tenere traccia del discorso”, fungere
da memoria collettiva delle discussioni e delle idee scaturite.
Le modalità di lavoro privilegiate saranno sicuramente le
attività in piccolo gruppo, alternate con momenti di lavoro
individuale e di discussione a classe intera. Aspetto importante
da tenere poi in considerazione è quello dell’allestimento
degli spazi. In una prospettiva come quella delineata, le tecnologie
devono essere a disposizione quotidianamente del gruppo classe,
essere cioè collocate all’interno dell’aula,
disponibili come gli altri materiali per un lavoro collaborativo
in piccolo e grande gruppo.
Tale cambiamento di prospettiva comporta anche un cambiamento nelle
pratiche di verifica e valutazione, in particolare:
- oggetto di valutazione sono le competenze sviluppate dai soggetti,
intese come sistemi integrati di conoscenze (sapere) e abilità
(saper fare) utilizzate per affrontare problemi o creare prodotti
relativi ad un obiettivo; sono anche oggetto di valutazione le strategie
di lavoro utilizzate in gruppo, che permettono la creazione collaborativa
di conoscenza;
- le competenze sono rilevabili grazie alle prestazioni prodotte,
che in questo approccio assumono la forma di artefatti materiali
che incorporano artefatti concettuali: ad es. una mappa concettuale
digitale (artefatto materiale) che presenta le ipotesi (artefatti
concettuali) che gli studenti hanno elaborato rispetto ad un determinato
problema di indagine; le strategie sono rilevabili mediante attività
di riflessione metacognitiva.
- le modalità di valutazione prevedono forme di co-valutazione
di insegnante e studenti della conoscenza prodotta collettivamente
(artefatti materiali e concettuali) dagli studenti, delle strategie
di lavoro utilizzate in gruppo e delle competenze sviluppate a livello
individuale.
Riferimenti bibliografici
Brown, A.L., & Campione, J.C. (1996). Psychological theory and
the design of innovative learning environments: On procedures, principles,
and systems. In L. Schauble & R. Glaser (Eds.), Innovations
in learning: New environments for education (pp.289-325) Mahwah,
NJ: Erlbaum.
Paavola, S. Lipponen, L & Hakkarainen, K. (2004), Models of
Innovative Knowledge Communities and Three Metaphors of Learning,
Review of Educational Research, 74 (4), 557-576.
Scardamalia M. e Bereiter C. (2006), Knowledge Building: Theory,
Pedagogy and Technology. In Sawyer K. (a cura di), Cambridge handbook
of the Learning Sciences (pp.97-115). Cambridge: Cambridge University
Press.
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