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» Trento 08.05.2009
| Convegno "Valutare apprendimenti, valutare contesti"
Tavola Rotonda 4. Valutare contesti: con quali
strumenti?
Intervento di: Felice
Carugati, Alma Mater Studiorum Università
di Bologna – Facoltà di Psicologia
Una proposta di analisi concettuale e metodologica
E’ ormai acquisito un ampio consenso negli
ambienti scientifici che le attività di insegnamento-apprendimento
siano da studiare in riferimento a specifici contesti.
E tuttavia quando si passa alla concettualizzazione e all’operazionalizzazione
di ciò che si intende per ‘contesto’, ci troviamo
di fronte ad una letteratura molto eterogenea, rispetto alla quale
occorrerebbe un’attenta riflessione. E la nostra associazione
potrà utilmente contribuire, in una prossima occasione.
In questa sede cito soltanto alcuni approcci, sui quali porre attenzione.
In primo luogo anche per ragioni storiche, l’approccio storico-culturale
(Vygotskij, Luria, Leontiev); l’approccio ecologico (Bronfenbrenner);
il contributo offerto dalla psicologia sociale europea e in particolare
l‘analisi dei livelli di spiegazione che permettono di inquadrare
le spiegazioni dei fenomeni nella sperimentazione e nelle pratiche
sociali. E’ su quest’ultimo approccio che è focalizzato
il presente contributo.
Secondo la proposta di Doise (1982) i contesti possono essere distinti
e articolati su quattro livelli.
Al primo livello una ricerca (ovvero un’osservazione) descrive
come gli individui organizzano le loro percezioni, valutazioni del
mondo sociale, il loro comportamento, ovvero producono prestazioni
cognitive. Le spiegazioni dell’origine di questi prodotti
individuali sono ricondotte a caratteristiche intraindividuali (livelli
cognitivi, tratti di personalità, carattere, inclinazioni,
attività di moduli, o di zone cerebrali di tipo neuropsicologico).
L’interazione del soggetto con il proprio ‘contesto’
non è presa in considerazione (né come descrizione
né come spiegazione). Esempi concreti di questo livello sono
le ricerche sullo sviluppo cognitivo nella tradizione Piagetiana,
le teorie della dissonanza cognitiva e della categorizzazione sociale
e, più in generale, le ricerche inquadrabili nella ‘social
cognition’, comprese quelle che si occupano di disturbi dell’
apprendimento, dei comportamenti pro-sociali e le ricerche che si
fondano sulle differenze di età per descrivere e spiegare
lo sviluppo cognitivo e gli apprendimenti. In questo livello inquadriamo
anche le ricerche sul cambiamento concettuale in riferimento alle
discipline scolastiche, così come le ricerche sulle concezioni,
i belief systems, ciò che gli individui pensano
sugli argomenti più vari e di interesse educativo: intelligenza,
educazione, insuccesso scolastico e simili. Non dimentichiamo neppure
le ricerche sui bias cognitivi e in particolare le ricerche sui
giudizi che gli insegnanti producono sugli alunni: quanto sono accurati?
qualcuno giunge a sostenere: quanto sono ‘oggettivi’?
Ma non si possono dimenticare le ricerche nell’ambito delle
neuroscienze (fondate sul neuro-imaging) e al dibattito attualmente
in corso sui cosiddetti “neuro-miti” (brain laterality,
critical periods, enriched environments).
Il secondo livello di analisi si focalizza sulle
dinamiche interpersonali che caratterizzano una specifica situazione
o evento. L’analisi della conversazione, del discorso, le
reti comunicative, i network fra partner sono oggetto di descrizioni
dettagliate in quel momento e in quella situazione. Esistono numerosi
esempi nella psicologia sociale (Lewin, Bavelas, Kelley).
Nell’ambito dello sviluppo, i lavori inquadrabili
nella teoria del conflitto socio-cognitivo, che si è sviluppata
in quattro fasi cronologiche a partire dalla metà degli anni
‘70, sono il contributo più sistematico e coerente.
In questi lavori, l’ interazione sociale è studiata
come variabile indipendente, per documentarne i suoi effetti causali
sull’acquisizione di strumenti cognitivi.
Il terzo livello considera gli effetti delle posizioni sociali occupate
dai partner nelle interazioni sociali. E’ il caso degli studi
nei quali si studiano le differenze fra interazioni in coppie di
bambini e in coppie bambino-adulto, o fra bambini nei quali viene
manipolato lo status sociale (bambino bravo vs. bambino mediocre
in una disciplina) sempre rispetto all’acquisizione di strumenti
cognitivi.
Il quarto livello si riferisce agli specifici contenuti culturali/ideologici
(credenze, rappresentazioni, norme, valori) che ogni società
produce, condivide e cerca di trasmettere alle nuove generazioni.
Questo insieme di contenuti culturali consente di legittimare e
conservare l’ordine società nelle diverse società.
Esempi di ricerche pertinenti sono quelle riferibili agli effetti
della ‘connotazione sociale’
sull’acquisizione degli strumenti cognitivi, in bambini e
adolescenti. Una menzione particolare meritano gli studi sulle rappresentazioni
sociali dell’intelligenza e dell’apprendimento (Mugny,
Carugati, 1985; Carugati, Selleri, 2004).
Questi livelli di analisi costituiscono uno strumento
concettuale e metodologico per inquadrare le ricerche condotte in
ambito sperimentale, oppure attraverso l’osservazione o altre
tecniche di indagine (colloqui, interviste, focus groups).
Questi quattro livelli possono essere utilizzati per identificare
concettualmente le variabili in un disegno di ricerca; individuare
eventuali articolazioni delle variabili fra livelli diversi; in
questo caso è possibile dettagliare in modo descrittivo le
variabili studiate. Inoltre è possibile individuare a quale
livello di analisi è collocata la spiegazione dei fenomeni
avanzata dai ricercatori, e cioè qual è il livello
di una (o più) variabili indicate come indipendenti, rispetto
al livello della o delle variabili dipendenti. Questo lavoro di
approfondimento degli studi è pertinente anche nel caso di
studi a carattere non strettamente sperimentale, ma per tutti i
tipi di disegni di ricerca (correlazionali, longitudinali, trasversali),
comprese le indagini di tipo qualitativo.
Come si può comprendere, questa proposta può essere
utilizzata non solo per scopi di studio (per analizzare la produzione
scientifica) ma anche per progettare ricerche empiriche che abbiano
come obiettivo quello di articolare livelli diversi di variabili
che operazionalizzano la nozione di contesto. In particolare, risulta
possibile studiare i diversi livelli di variabili contestuali in
gruppi di soggetti diversi, ma anche studiare l’articolazione
dei diversi livelli di variabili contestuali “all’interno”
di singoli soggetti: il caso della connotazione sociale nello sviluppo
cognitivo è esemplare. Attivando la rappresentazione di una
norma sociale nella sceneggiatura di un compito (le norme sociali
pertinenti in una classe scolastica: livello quattro) otteniamo
un progresso cognitivo nella conservazione delle relazioni spaziali
in bambini che ad un pretest non possedevano questa nozione (livello
uno): si tratta infatti di bambini che lavorano individualmente.
Analogamente, a proposito delle concezioni che categorie di soggetti
possiedono circa l’intelligenza e lo sviluppo, è possibile
considerare queste concezioni come collocabili a livello quattro,
ma se gli autori considerano queste concezioni come meramente individuali,
come generate da un mero trattamento individuale delle informazioni
(social cognition), le spiegazioni si collocano a livello uno.
Un filone di ricerche che si ispira alla teoria delle rappresentazioni
sociali ha documentato che agiscono nella loro costruzione diversi
livelli: le posizioni generali sull’argomento presenti nella
cultura (livello quattro); la posizione sociale occupata dai soggetti
studiati e il grado di responsabilità rispetto al tema (insegnanti,
genitori, alunni- livello tre); il grado di inspiegabilità
soggettiva che i soggetti riconoscono rispetto alla complessità
del tema (livello uno).
Nel corso della presentazione del contributo, saranno offerte riflessioni
specifiche rispetto alle opportunità che questa prospettiva
offre quando si affronta il tema dello studio e della valutazione
di contesti scolastici e educativi.
Riferimenti bibliografici
Carugati, F., Selleri, P. (2004) Intelligence,
educational practices and school reform: Organisations change, representations
persist, in A. Antonietti (a cura di) What students and teachers
think about learning: Contextual aspects, “European Journal
of School Psychology” 2, 1-2, pp. 149-167.
Doise, W. (1982). L’explication en psychologie sociale. Paris,
Presses Universitaires de France (trad. it. Livelli di spiegazione
in psicologia sociale. Milano, Giuffré, 1982; Levels of explanations
in social psychology. Cambridge: Cambridge University Press, 1986).
Mugny,G., Carugati,F. (1985) L'intelligence au pluriel, Cousset,
(Fribourg, Suisse) DelVal, pp. 228 (trad, it. L'intelligenza al
plurale, Bologna, Cooperativa Libraria Universitaria Editrice Bolognese,
pp. 230, 1988; trad. ingl. Social representations of intelligence,
Cambridge, Cambridge University Press, pp. 196, 1989).
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