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» Trento 08.05.2009
| Convegno "Valutare apprendimenti, valutare contesti"
Tavola Rotonda 1. "Valutare
gli adulti della scuola nel loro contesto"
Intervento di: Mario
G. Dutto, Direzione generale del Ministero dell’Istruzione,
dell’Università e della Ricerca
Valutare gli adulti…
Il miglioramento dei livelli di conoscenza e competenza
degli studenti è, pur in misura diversa, responsabilità
comune di tutti gli attori di sistema (dirigenti, docenti, studenti…)
e non di sistema (soggetti sociali, istituzioni culturali, associazioni…)
che concorrono alla definizione e alla implementazione dell’azione
pubblica in campo educativo. Si richiede, infatti, l’adozione
di una pluralità di strategie di intervento ed è generalmente
indispensabile una continuità di azione di medio e lungo
periodo, anche in relazione alla situazione di partenza e agli ostacoli
presenti.
Il valore aggiunto che si attende da una equilibrata
politica di valutazione – dei risultati scolastici come delle
istituzioni scolastiche, dei docenti come dei dirigenti –
è all’origine dei movimenti in corso per lo sviluppo
di sistemi di valutazione e trova conferma in alcune evidenze di
efficacia che la diffusione di nuove pratiche valutative documenta.
Come per altre variabili sembra rilevante non solo
il peso del singolo intervento o delle singole linee di lavoro adottate
– dallo sviluppo professionale degli insegnanti all’istituzione
di sistemi nazionali di valutazione – bensì, e soprattutto,
il livello di coerenza tra i fattori intervenienti e l’integrazione
delle misure messe in atto in settori tra di loro adiacenti.
L’accresciuta pressione per la messa in opera
di interventi di valutazione, la disponibilità di conoscenze
e competenze a livello internazionale (con la fertilizzazione incrociata…)
e il varo di ambiziosi programmi di verifica della qualità
delle scuole sono condizioni importanti per il rinnovamento dei
tradizionali sistemi di valutazione; tuttavia non sono, di per sé,
la garanzia automatica di un sostanziale avanzamento dei livelli
di preparazione degli studenti. L’accesso a nuove informazioni
sulla qualità delle scuole o sulla performance degli studenti
stimola, senza dubbio, tutti gli operatori ad un maggior impegno
e favorisce, come primo effetto diretto, il recupero di situazioni
di stallo, di deriva spontaneistica o di evidente patologia.
Solamente, tuttavia, una reale capacità
di manovra e di pilotaggio del sistema scolastico, come delle singole
istituzioni scolastiche, può consentire agli interventi di
valutazione di essere compiutamente valorizzati e di giocare un
ruolo strategico determinante. L’abbondanza di informazioni
valutative senza una capacità di governo del sistema può
generare frustrazione e rendere ancora più laschi i rapporti
tra i segmenti del sistema. Spesso gli assetti esistenti hanno bisogno
di essere reingegnerizzati e non è sufficiente una evoluzione
spontanea o una strategia periferica.
Sotto questa angolazione il rischio è quello
di una sovrapposizione di nuove, pur condivise, pratiche valutative
a quelle tradizionali, spesso implicite, tuttora diffusamente in
uso; o di una progressiva esplosione di pratiche valutative senza
adeguata riflessione. Non dimentichiamo che nelle nostre scuole
c’è un tacito, per certi aspetti anche istituzionalizzato,
assetto valutativo spesso rimosso dalla discussione o dall’analisi,
ma persistente ed operante – dai voti quotidiani assegnati
agli studenti, agli scrutini intermedi e finali, dagli esami di
Stato a conclusione del primo e del secondo ciclo, alle rilevazioni
dell’Istituto nazionale di valutazione.
Dal punto di vista dello studente questo impianto di valutazione
appare, ed è, una complessa e pervasiva macchina. Non è
pensabile che possa nascere una nuova cultura della valutazione
degli apprendimenti senza una profonda e critica visitazione delle
attuali procedure.
Occorre che la valutazione degli studenti fornisca
informazioni, e analisi, attendibili quale base di conoscenza non
solo degli esiti del lavoro della scuola, ma anche come quadro a
cui ricondurre l’analisi dei singoli fattori con cui si costruisce
socialmente, culturalmente e professionalmente l’azione educativa
e formativa della scuola stessa.
In questo senso si possono allora cogliere le implicazioni,
in un regime di miglioramento continuo e responsabile, della presenza
di un sistema di elevata qualità per l’accertamento
dei risultati scolastici, misurati secondo metodologie credibili
ed accurate.
Se appare ovvia la utilità delle valutazioni
degli esiti per lo studente - la consapevolezza dello studente accresce
la sua capacità di decisione e di progettazione – e
per i genitori – il patto di corresponsabilità e la
partnership tra scuola e famiglia hanno significato soprattutto
se efficaci nel migliorare i livelli di apprendimento -, qualche
riflessione va fatta in relazione ad altri attori dell’arena
scuola; in particolare per i docenti e per i dirigenti l’impatto
delle nuove pratiche valutative e di una nuova cultura della responsabilità
dei risultati scolastici va approfondito. Non si tratta di aspetti
marginali o di secondo piano in una strategia equilibrata di intervento,
bensì di dimensioni di rilievo almeno pari a questioni di
affidabilità degli strumenti di valutazione o di approfondimento
delle analisi da condurre.
Accanto al più convenzionale approccio legato
ad ipotesi, a lungo dibattute, spesso di incerta implementazione
e talora di dubbia praticabilità, di valutazione del personale
docente e dei dirigenti scolastici è certamente indispensabile
affrontare le implicazioni che un’azione sistematica, di nuova
generazione per il contesto italiano, di valutazione dei risultati
scolastici può avere per i docenti impegnati nelle classi
e per i dirigenti responsabili della gestione delle istituzioni
scolastiche.
Per accrescere l’efficacia del sistema scolastico, soprattutto
in ordine alla qualità delle esperienze di istruzione e di
formazione proposte agli studenti e ai risultati da essi aggiunti
occorre una funzionale integrazione del nuovo quadro di valutazione
(miglioramento della valutazione tradizionale, inserimento di valutazione
standardizzate nelle procedure dell’esame di Stato, valutazione
delle prove di esame da parte di valutari esterni, normalizzazione
di interventi sistematici e periodici di rilevazioni sugli apprendimenti)
nell’azione dei docenti e dei dirigenti scolastici. In primo
luogo questo nuovo contesto deve tradursi in una opportunità
di apprendimento e di sviluppo professionale.
Il docente deve apprendere dalle nuove informazioni
a disposizione, superando le proprie percezioni della qualità,
cogliendo l’opportunità per migliorare le proprie valutazioni
adottando criteri credibili (validità, attendibilità,
accuratezza, predittività…), identificando indicatori
di qualità, sviluppando confronti ed approfondendo strumenti
e approcci valutativi, accettando il confronto con valutazioni esterne.
Indirettamente i riscontri sui risultati dei propri studenti diventa
un forte stimolo di riflessione che il docente può fare in
merito alla propria preparazione, all’efficacia del proprio
insegnamento e, di conseguenza, a possibili itinerari di adeguamento
delle proprie competenze metodologiche e didattiche.
Il dirigente scolastico è chiamato a prendere decisioni sulla
base di evidenze empiriche, sviluppare attenzione e curiosità
rispetto ai fattori determinanti la varietà di esiti, ad
assumersi la responsabilità rispetto alla performance
degli studenti, a lavorare per accrescere il valore aggiunto della
scuola, ad esplorare la possibilità di prendere a riferimento
standard globali soprattutto nelle aree a forte processo di internazionalizzazione
(ad esempio matematica, lingue moderne, biologia, tecnologia…).
La prima valutazione del dirigente scolastico è la sua capacità
di pilotare l’istituzione scolastica definendo obiettivi plausibili
e sostenibili all’interno del sistema di vincoli di strutture,
di risorse finanziarie, professionali e culturali in cui opera e
raggiungendo risultati attesi.
Accomuna i docenti e i dirigenti l’utilizzazione
delle informazioni valutative, soprattutto se considerate in un
arco di tempo, per una comunicazione finalizzata ai genitori e agli
interlocutori del contesto in cui la scuola opera, per condividere
ambizioni, per accrescere la fiducia nei confronti della comunità
professionale dei docenti, per dare vita a partnership mirate e
per testimoniare il rilievo pubblico dell’azione svolta.
Non cogliere, oggi, le potenzialità derivanti
dai mutamenti in corso sarebbe, per i docenti come per i dirigenti,
venir meno a responsabilità istituzionali; in qualche misura
tradire quella fiducia che studenti e genitori pongono nella scuola
a cui chiedono non solo generiche funzionalità organizzative,
ma prioritariamente sostanziali successi di formazione e da cui
hanno diritto ad una informazione puntuale, credibile e valida.
E’ in gioco il destino delle generazioni che si susseguono
nelle classi di anno in anno.
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