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» Trento 08.05.2009 | Convegno "Valutare apprendimenti, valutare contesti"


Tavola Rotonda 4. Valutare contesti: con quali strumenti?

Intervento di: Beatrice Ligorio, Università di Bari

Una premessa, credo necessaria, per valutare i contesti è quella di partire da una definizione condivisa di cosa sia un contesto.
Nella letteratura le definizioni di contesto sono molteplici (si veda Cole “Cultural Psychology”; i lavori di Mantovani fino ai concetti di “quadro e livelli” della Perret-Clermont)
Con Clotilde Pontecorvo stiamo elaborando un capitolo all’interno di un testo collettivo che vede molti di noi impegnati. Nel preparare questo capitolo mi è parso evidente l’emergere di un aspetto trasversale: la complessità assegnata al concetto di contesto. Infatti, indipendentemente da come lo si definisce, assumere una prospettiva contestuale significa analizzare e interpretare congiuntamente individui, strumenti, relazioni sociali, clima, valori condivisi e impliciti, pratiche e prospettive. In altre parole il punto di osservazione, l’unità di analisi è volutamente ampia e complessa svelando l’esplicita intenzione di superare dicotomie e contrapposizioni e di evitare la scomposizione della realtà in variabili legate da relazioni di causa ed effetto, preferendo un approccio interpretativo.

Dato questo presupposto, ci si chiede ora come valutare la complessità del contesto classe? Come capire quali sono gli elementi contestuali che hanno bisogno di essere sostenuti? Come individuarne i punti di forza?
La letteratura e le esperienze di ricerca suggeriscono già alcune possibili risposte e alcuni interventi che lo psicologo della scuola potrebbe predisporre.
Una modalità di lavoro potrebbe essere quella vicina all’antropologia, in particolare mi riferisco all’osservazione longitudinale dei contesti che si focalizzi su aspetti in grado di produrre informazioni importanti, quali per esempio:

· L’analisi e l’osservazione delle traiettorie di partecipazione. Il modello fornito da Wenger e Lave parla di traiettorie dalla periferia al centro ma .. è sempre così? Alcune ricerche da me condotte hanno dimostrato che tali traiettorie non sono sempre così lineari, che sono condizionate da eventi, stimoli, dal tipo di scaffolding offerto dall’esperto e dai pari. Inoltre l’evolversi delle traiettorie di partecipazione non avviene semplicemente intorno ad una pratica ma implica anche il modificarsi della pratica: partecipando alla pratica non solo significa appropriarsene ma anche modificarla. Nel nostro caso specifico, potrebbe essere utile definire le pratiche tipiche di un certo contesto scolastico e poi osservare come gli studenti progressivamente partecipano e modifico tale pratica. Per esempio la partecipazione alle lezioni o ad attività laboratoriali.

· Analisi dell’attività situata. In pratica significa analizzare come le persone si coordinano per svolgere azioni e risolvere problemi allo scopo di produrre un risultato, un impatto sul contesto, utilizzando vari strumenti di mediazione. Particolarmente interessante potrebbe essere analizzare l’attività di studio, capire come gli studenti affrontano gli argomenti loro proposti e come interpretano le consegne degli insegnanti. Per questo tipo di analisi potrebbe essere utile coinvolgere anche le famiglie ed estendere le osservazioni ai contesti familiari

· Introduzione di nuovi strumenti/tecnologie. Eventi di questo tipo producono una diversa distribuzione delle competenze, innovano e impattano le identità “nel” contesto, sostengono alcuni processi metacognitivi e metariflesssivi. Si tratta di momenti interessanti della vita della comunità, utili allo psicologo per capire meglio processi solitamente taciti. Infatti, abbiamo osservato in molte ricerche come l’introduzione di un software inneschi dinamiche complesse: la ridistribuzione delle competenze (gli studenti spesso sono più competenti degli insegnanti), una valorizzazione delle competenze nell’azione (le competenze degli insegnanti acquistano un valore strumentale, utile a realizzare per esempio prodotti multimediali), una inclusione nella comunità di competenze non presenti in classe (si coinvolgono esperti che risiedono in altre sedi)

· Studio dei livelli di intersoggettività come chiave per comprendere i processi di cognizione distribuita. L’intersoggettività è un concetto complesso ma che sempre più mostra di essere fecondo per la comprensione dei fenomeni contestuali (si veda il recente testo Spadaro, Ligorio “Psicologia dell’intersoggettività”). Studiare l’intersoggettività in classe significa analizzare la gestione dei significati assegnati ad un certo compito, analizzare le dinamiche dialogiche e culturali che determinano il clima della classe e l’insieme dei valori impliciti ed espliciti

· Attenzione alla dimensione identitaria: superando una visione psicodinamica dell’identità, il concetto di “posizionamento” si rivela molto fertile e interessante in quanto rende possibile considerare il processo di costruzione del sé come parte del processo di costruzione collaborativa della conoscenza. In alcune ricerche ho trovato connessioni interessanti tra la percezione di sé come studenti e i processi di apprendimento, e ho avuto modo di analizzare come gli studenti acquisiscono dagli insegnanti non solo concetti e conoscenze ma anche il “gioco” identitiario di come “si è” a scuola.

L’auspicio è che l’esperienza Context possa dedicare parte della sua attività ad elaborare strumenti di valutazione del contesto ad hoc a partire dagli elementi qui discussi. Per esempio, questionari, interviste, focus-group, griglie di analisi per:
- misurare il grado di flessibilità, dinamicità e ricchezza del contesto classe
- comprendere le modalità/traiettorie di partecipazione degli studenti (utili anche nella gestione delle classi multiculturali o con studenti con difficoltà)
- osservare il clima
- valutare l’efficacia della relazione tra oggetto, soggetto e mediazione degli artefatti, etc.


   
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