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» Trento 08.05.2009
| Convegno "Valutare apprendimenti, valutare contesti"
Tavola Rotonda 4. Valutare contesti: con quali
strumenti?
Intervento di: Clotilde
Pontecorvo, “Sapienza” Università
di Roma
Verificare una innovazione educativa e didattica attraverso
uno strumento fortemente contestualizzato
Nell'impostare una ricerca sperimentazione di continuità
educativa tra i quattro e gli otto anni, quindi tra scuola dell'infanzia
e scuola primaria, in un progetto nazionale che e' durato in tutto
5 anni e che ha confrontato i risultati raggiunti in due diversi
setting educativi: quello di una scuola collocata a Trastevere
a Roma, in locali di impianto architettonico tradizionale, con grandi
aule e lunghi (e larghi) corridoi, e di una scuola moderna di Rimaggio
(comune di Bagno a Ripoli, in provincia di Firenze) con aule più
piccole ma più articolate, e spazi aggiuntivi, anche comuni
e all'aperto.
Poiché ci interessava molto verificare la proposta di innovazione
curricolare in diversi contesti, abbiamo voluto valutarne la validità
come "curricolo reale", cioè "nei modi in
cui e' stata effettivamente attuata, oltreché nei modi in
cui e' stato verificato sia lo sviluppo infantile attraverso l'osservazione
del "bambino nel contesto" sia gli indicatori di acquisizione
di tutte le dimensioni curricolari interessate dall'innovazione.
Fa parte della realizzazione sia la formazione comune di insegnanti
e ricercatori, l'attività' collegiale di programmazione del
curricolo, con l'integrazione delle varie dimensioni curricolari.
Dedichiamo qui più attenzione a uno degli strumenti essenziali
di cui ci siamo serviti, per verificare gli esiti di un curricolo
continuo tra i due ordini di scuola che e' stata di tipo osservativo
sui comportamenti cognitivi e sociali dei singoli. In particolare,
sulla base della teoria ecologica di Bronfenbrenner, abbiamo elaborato
una metodologia ad alta validità interna che consentisse
di valutare lo sviluppo individuale e sociale del bambino nel contesto
di attività in cui si trova.
Si tratta di una misura effettivamente contestualizzata, che presuppone
che il comportamento del bambino e il suo livello cognitivo dipendano
da tre fattori situati: l'organizzazione educativa generale, la
proposta didattica specifica, e il modo di funzionare del gruppo
dei pari, con cui interagisce più spesso.
La specificità di questo strumento (messo a punto da Camaioni,
Bascetta e Aureli, 1988, a partire da ricerche inglesi analoghe),
sta nel fatto che si osserva il singolo bambino (nel contesto dell'attività
sia collettiva sia individuale), che assunto come target dell'osservazione
per venti minuti, durante le prime tre ore di giornata scolastica,
per mantenere una costanza di setting temporale. i singoli partecipanti
al progetto sono pertanto stati osservati ciascuno due volte l'anno,
da un osservatore neutrale con una scheda carta e matita, in cui
per ogni unità di tempo di un minuto, si segnava l'attività
educativo-didattica in corso, il linguaggio prodotto (e a chi rivolto),
e ascoltato, il livello cognitivo del protagonista (distinto in
alto, medio, basso), la partecipazione sociale (solitaria, diadica,
di piccolo gruppo (fino a 5 bambini), o di grande gruppo (sopra
sei, fin ad attività per tutta la sezione) prevedendo anche
che ci possa essere un'azione parallela, senza interazione esplicita.
Si segna in modo dettagliato l'attività che si svolge (categorizzata
non solo in rapporto al curricolo: lingua, letto-scrittura, che
includono sia tentativi occasionali sia richieste degli adulti,
logica e matematica, esplorazione, soluzione di problemi, attività
motoria e manipolativa, arte, ma anche attività libere e
più ludiche, come gioco simbolico, gioco con oggetti in scala
ridotta, giochi sociali spontanei con o senza regole, costruzione
con materiali di grandi e piccole dimensioni osservare, aspettare,
muoversi con uno scopo, girovagare, bisogni fisici individuali,
routine di gruppo, espressione di stress e disagio. Ovviamente è
possibile accorpare le singoli attività in aree tematiche.
Trento 08 maggio 2009Convegno “Valutare apprendimenti, valutare
contesti”
Accanto alle attività di cui si è detto sopra, nell'osservazione
del bambino, si osserva anche il linguaggio, distinguendo gli interlocutori
del bambino, se coetanei o adulti e il numero di turni utilizzati
nell'unita' di tempo, per qualificare un linguaggio semplice (composto
solo da uno a due turni) come diverso da quello complesso (se composto
da più di due turni).
Una terza dimensione rilevata e' relativa al livello cognitivo di
svolgimento dell'attività da parte del bambino: il livello
cognitivo più alto e' dato dalla presenza dei seguenti tre
criteri:
1) pianificazione intenzionale di un progetto;
2) uso di strumenti adatti allo scopo;
3) compimento del progetto attraverso passi successivi.
Il livello medio e' definito dalla presenza di almeno uno dei criteri
1 o 2, mentre il livello cognitivo basso e' definito dall'assenza
di tutti e tre i criteri.
I risultati ottenuti (per cui rinviamo a C. Pontecorvo,
G. Tassinari e L. Camaioni (a cura di) Continuità educativa:
metodi, condizioni e strumenti per una sperimentazione curricolare,
Firenze, La Nuova Italia,1990) hanno mostrato come la scuola dell'infanzia
si ponga come primo avvio allo sviluppo dei sistemi simbolici, mentre
si debbano riportare anche nella prima alfabetizzazione culturale,
la cura e la sensibilità per le dimensioni emotive, per l'organizzazione
dello spazio e del tempo, per il contesto sociale e ludico.
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