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» Trento 08.05.2009 | Convegno "Valutare apprendimenti, valutare contesti"


Tavola Rotonda 3. Valutare bambini/e ragazzi/e, adolescenti

Intervento di: Marco Rossi Doria, insegnante, esperto di integrazione educativa

DIRITTI UNIVERSALI E CONTESTI REALI
Universalità dell’aspirazione alla scuola per tutti e prospettiva di farne strumento per ciascuno

“Non si ha vera democrazia là dove l’accesso all’istruzione non è garantito in misura pari a tutti”.
Piero Calamandrei

“Ogni persona vuole progettare e avere una vita propria e vuole aiuto al proprio sviluppo individuale, al proprio progetto di vita”.

Amatrya Sen

La scuola pubblica nasce e si sviluppa in Europa e in America del Nord tra la fine del XVIII a tutto il IXX secolo. Nel XX secolo diviene la principale bandiera delle aspirazioni alla liberazione delle grandi masse diseredate della terra.
Così il pensiero pedagogico moderno trova il suo cuore comune nella lotta per la scuola pubblica e gratuita per tutti. E’ questo l’humus che unisce esperienze e persone che si occupano di scuola ovunque nel mondo. E il tratto comune della scuola pubblica – al di là delle diverse ispirazioni e delle differenze notevoli tra singoli pensatori e tra differenti modelli o sistemi di istruzione – sta nell’idea, universale, che la scuola sia la principale leva per promuovere l’eguaglianza sociale: se tutti vanno alla stessa scuola, ognuno può aspirare a migliorare le proprie condizioni di vita, materiali e spirituali, rispetto a quelle conosciute dai propri genitori. L’acquisizione giuridica definitiva di tale principio – il suo divenire “senso comune planetario” – sta negli articoli che riguardano “la scuola pubblica e gratuita per tutti” della Convenzione ONU dei diritti del bambino di New York (1989).
Eppure – proprio come avviene su altri temi in cui si confrontano l’eguaglianza dei diritti e la pregnanza delle identità - il carattere universale ed uguale del diritto alla scuola sempre più spesso si scontra con le evidenze di contesto. Le quali mostrano i limiti dei modelli standardizzati e la persistenza e grande complessità dell’ineguaglianza di fatto e delle differenze. La stessa situazione italiana, contraddistinta da un costante fenomeno di disattesa della scuola e di fallimento formativo di massa, ci interroga su quanto efficace sia una retorica egualitaria che non faccia fino in fondo i conti con i contesti e le persone in carne ed ossa. L’esperienza di lavoro nel vivo delle relazioni educative con chi cade fuori dalla scuola insegna che un approccio “su misura” può davvero essere promettente.
Del resto proprio le Carte fondamentali lo riconoscono: l’articolo 3 della Costituzione repubblicana e la stessa Convenzione di New York raccomandano, infatti, azioni straordinarie e speciali – e, dunque, non uguali – per andare verso chi vive condizioni di contesto che uguali non sono. L’integrazione degli stranieri e dei diversamente abili, il dibattito sulla singolarità o pluralità delle lingue veicolari a scuola, la seconda occasione per chi è drop-out, la possibilità di prevedere gruppi di livello e di differenziare, in via compensativa, l’offerta formativa sono stati e sono, nel mondo, altrettanti scenari dell’approccio contestuale all’insegnamento e alla valutazione nella scuola pubblica.

   
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