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» Trento 08.05.2009
| Convegno "Valutare apprendimenti, valutare contesti"
Tavola Rotonda 2. Valutare
apprendimenti diversi: con quali strumenti?
Intervento di: Patrizia
Selleri, Alma Mater Studiorum Università
di Bologna – Facoltà di Psicologia
VALUTARE L’APPRENDIMENTO IN UN’OTTICA DI CAMBIAMENTO
Se, come spesso si dice, “lo strumento migliore
per agire è una buona teoria”, poiché il contesto
di ogni scuola è stato letto tradizionalmente da punti di
vista e da approcci teorici diversi, ne sceglieremo alcuni, che
serviranno per contribuire al tema del rapporto tra strumenti di
valutazione ed oggetto di studio.
Partiamo dalla cornice e quindi dalle caratteristiche delle singole
scuole. La corrente di studio denominata school improvement
vede le scuole come organizzazioni che apprendono e migliorano “dall’interno”,
riflettendo sulla loro quotidianità, governando le dinamiche
interpersonali, individuando obiettivi sostenibili e possibili,
isolando gli elementi di resistenza, realizzando un sistema di comunicazione
tra insegnanti e genitori impostato sulla condivisione del lavoro
scolastico e non solo sulla rendicontazione dei risultati degli
alunni (Macbeath, Mortimore, 2001).
Si tratta di studi che si collocano nell’ambito della qualità
dell’educazione e che rappresentano il crocevia di interessi
diversi: politiche educative, valutazione dei sistemi scolastici,
interventi per accompagnare innovazioni (programmi, progetti), ricerche
per studiare gli effetti prodotti dai cambiamenti nelle singole
scuole.
Oltre trent’anni di lavori hanno individuato una lunga serie
di indicatori, che vanno dalle caratteristiche strutturali delle
scuole (per esempio la rilevanza annuale del turnover dei docenti),
alle loro caratteristiche psicosociali, come il senso di appartenenza
e la fiducia riposta dai genitori nella scuola.
Si tratta di “oggetti di studio” che, poiché
descritti con sufficiente chiarezza, possono essere valutati sul
versante quantitativo e qualitativo, utilizzando strumenti d’indagine
che vanno dalle scale di atteggiamenti all’analisi delle procedure
organizzative messe in atto da ogni singola scuola.
Abbiamo quindi già individuato un insieme di elementi, teorici
e pratici, capaci di aiutare amministratori e ricercatori non solo
nella valutazione delle singole scuole, ma anche nella realizzazione
di attività di monitoraggio del cambiamento e delle innovazioni.
Passiamo ora al cuore della questione, cioè
al lavoro degli alunni ed ai loro risultati scolastici.
In questo caso ci viene in aiuto la prospettiva socio-costruttivista,
che vede i risultati degli alunni come strettamente dipendenti dalle
caratteristiche del contratto didattico costruito tra insegnanti
ed alunni (Schubauer-Leoni, Grossen 1993); da questo punto di vista,
una quota rilevante delle differenze nei risultati scolastici degli
alunni può essere descritta passando dal piano esclusivamente
intraindividuale (per intenderci, le diverse capacità degli
alunni) a quello psicosociale (la costruzione del significato delle
attività). Inoltre non dobbiamo dimenticare che il sistema
di valutazione è parte integrante di questo contratto tra
insegnanti ed alunni (Selleri, 2007), tanto che parlando di alunni
con scarsi risultati scolastici si può far riferimento alla
nozione di “carriera di insuccesso”, intesa proprio
come costruzione, da parte dell’alunno, di un ruolo sociale
che non lo vede solo passivo bersaglio di giudizi e valutazioni.
Anche in questo caso, oltre tre decenni di studi e ricerche hanno
messo in luce elementi su cui basare, per esempio, osservazioni
nelle classi, oppure interventi diretti ad alunni con bisogni educativi
specifici ed anche un utilizzo della valutazione scolastica che
sia effettivamente formativa e strumento di progresso negli alunni.
Non siamo quindi di fronte ad indicatori nel senso stretto del termine,
ma a punti di snodo attorno ai quali si può far variare una
situazione educativa, orientandola verso una prospettiva di miglioramento
e di progresso generale, valutandola quindi per il potenziale di
sviluppo che riesce ad attivare e non solo per i risultati che verifiche
e test possono raccogliere.
Appare però evidente come questi diversi approcci, se presi
singolarmente, non siano in grado di realizzare un contesto valutativo
capace di spiegare ciò che accade nelle scuole, raccogliendo
sistematicamente le differenze intra-scuola ed inter-scuole, ma
soprattutto non siano in grado di spingere costantemente l’attenzione
degli adulti ad un progressivo miglioramento delle condizioni per
un apprendimento efficace. Basti pensare che il contenuto delle
critiche, mosse fin dall’inizio agli studi condotti sul rapporto
tra caratteristiche delle scuole e risultati degli alunni si sono
sempre articolate attorno al quesito “ sono bravi gli
alunni o sono efficaci le scuole?” (Rutter, Maugham,
2002), domanda che evidentemente non può avere una risposta
definitiva.Esiste quindi la possibilità di vedere concretamente
in atto il rapporto virtuoso tra “miglioramento” delle
scuole e “miglioramento” dei risultati di chi in esse
trascorre gran parte della vita quotidiana? Questa forma particolare
di reciprochal teaching, che avviene nelle diverse Zone
di Sviluppo Potenziale che si realizzano tra alunni, tra insegnanti
ed alunni e tra gli stessi insegnanti, può essere valutata
ed a quali condizioni? I risultati di molte ricerche ci mostrano
che si tratta di un percorso possibile (Trautwein, Lüdtke,
2009), a condizione che politici, amministratori ed insegnanti siano
disposti a ripensare all’apprendimento non solo come risultati
da verificare e certificare, ma anche come processo di costante
cambiamento reciproco tra soggetti e caratteristiche dei loro contesti
di vita.
Riferimenti bibliografici
Macbeath, J., Mortimore, P. (2001). (Eds.) Improving
School Effectiveness, Buckingham: Open University
Rutter, M., Maugham, B. (2002). School Effectiveness Findings 1979-2002,
Journal of School Psychology, 40.6. pp.451- 475.
Schubauer-Leoni M.L., Grossen M. (1993). Negotiating the meaning
of questions in didactic and experimental contracts, European
Journal of Psychology of Education, 8,4,special issue, pp.451-471.
Selleri P. (2007) Esercitare la giustizia in classe: voti, valutazioni
e giudizi, Psicologia scolastica, vol.6, pp. 267- 283.
Trautwein, U., Lüdtke, O. (2009). Predicting homework motivation
and homework effort in six school subjects.The role of personal
and family characteristics, classroom factors and school tracks,
Learning and Instraction, 19, 3, pp. 291-298.
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