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» Trento 08.05.2009
| Convegno "Valutare apprendimenti, valutare contesti"
Tavola Rotonda 3. Valutare bambini/e ragazzi/e,
adolescenti
Intervento di: Chiara
Tamanini, Iprase – Trento
Prima e oltre la valutazione dell’apprendimento: concetti
e preconcetti sulle differenze di genere
I risultati delle prove standardizzate, gli esiti
degli esami di stato, i tassi di successo ed abbandono scolastico
mostrano che esistono caratteristiche personali che influiscono
sui destini scolastici degli studenti, quali la classe di origine,
il contesto socio-territoriale di residenza, l’etnia e il
genere. L’obiettivo di questo breve intervento è di
porre la questione di quale sia - al di là dei livelli di
prestazioni rilevate dai test cognitivi e in generale dai dati quantitativi
- il grado di sensibilità e attenzione degli insegnanti rispetto
ad uno degli elementi di differenziazione presenti nella vita scolastica,
cioè alle diversità tra maschi e femmine.
Una ricerca IPRASE dedicata al tema “Genere e percorsi formativi”,
i cui esiti sono pubblicati nel rapporto “Maschi e femmine
a scuola: stili relazionali e di apprendimento” (2007), mostra
infatti quanto sia problematico per i docenti cogliere e interpretare
le differenze nel rendimento e negli atteggiamenti scolastici di
maschi e femmine. L’indagine, incentrata specialmente sulla
scuola trentina, si basa sui risultati di un questionario telefonico
rivolto agli insegnanti delle scuole elementari e medie indicati
dai dirigenti scolastici come referenti per la tematica in esame
e su un’ampia rilevazione qualitativa basata su focus group
e interviste in profondità effettuati con insegnanti, dirigenti
e testimoni privilegiati. Essa fa inoltre riferimento ad una raccolta
e analisi di dati secondari relativi alla femminilizzazione del
personale docente e dirigente, ai tassi di partecipazione scolastica
e universitaria di maschi e femmine e alle differenze di apprendimento
in matematica.
I dati quantitativi e le opinioni di docenti e dirigenti mostrano
che la diversità di genere è presente a scuola e incide
nell’ambito dell’istruzione e dell’educazione:
è noto, ad esempio, che le alunne presentano mediamente voti
più alti, meno bocciature e debiti scolastici e che sopravanzano
nelle competenze linguistiche i maschi, che hanno invece risultati
migliori nelle discipline matematiche e tecniche. Le ragazze privilegiano
inoltre nelle proprie scelte di orientamento gli indirizzi a carattere
umanistico o legati ad attività di cura e, in generale, percorsi
formativi che tendono ad indirizzarle verso posti di lavoro meno
prestigiosi e remunerati (basti pensare all’insegnamento in
cui l’Italia ha il primato di essere il paese europeo con
il più alto tasso di femminilizzazione). I maschi, per converso,
sembrano adattarsi meno agevolmente alle dinamiche scolastiche,
si mostrano meno disponibili nel rispettare regole e consegne e
i loro risultati sono in media meno buoni. Afferma, ad esempio,
una docente: “Il rendimento delle ragazze è sicuramente
migliore e anche nei rapporti tra di loro vedo che sono più
decise di quanto non fossero in passato, anche più aggressive;
i maschi sono un po’ in sofferenza”.
Ciò nonostante, la sensibilità degli insegnanti verso
la differenza di genere, anche quando c’è, resta per
lo più occasionale e si traduce solo raramente in attenzione
costante e ragionata, oggetto di riflessione e concreta attività
didattica e educativa. L’atteggiamento che prevale tra gli
educatori è quello spontaneistico per cui le diversità
tra i maschi e le femmine della classe sono vissute come un fatto
delle vita quotidiana che non meritano attenzioni e riflessioni
particolari. La differenza di genere diventa in tal modo scontata,
non “vista”.
Inoltre alcuni insegnanti pensano che porre attenzione alle dinamiche
di genere costituirebbe un’ulteriore aggiunta ai troppi problemi
e argomenti che già devono affrontare; temono quindi di veder
aggravato il proprio carico di lavoro e di dovere sacrificare qualche
altro aspetto dell’insegnamento che ritengono importante:
“Ci sono già troppe diversità e alla scuola
viene già chiesto tanto: e parla di sicurezza, e parla di
educazione stradale, e guarda che devi parlare di alcolismo e devi
parlare di fumo. Insomma, il programma mio disciplinare, didattico,
dove lo metto se devo parlare di mille altre cose?”
Al di là delle valutazioni numeriche e statistiche
stenta dunque a farsi strada un tipo di valutazione più attenta
alle differenze e alle specificità individuali, organicamente
connessa a pratiche didattiche ed educative personalizzate.
La tesi che si vuole qui sostenere è che la “valutazione
dell’apprendimento” e “la valutazione per l’apprendimento”
non vanno contrapposte ma integrate - secondo l’ottica di
una valutazione ecosistemica - nella vita scolastica, sulla base
delle loro specifiche funzioni. Da un lato non sarebbe infatti positivo
contrapporsi ad una cultura della valutazione oggettiva che è
essenziale per la messa a punto di un sistema di accountability
scolastica e che inizia solo ora ad affermarsi in Italia. Dall’altro
lato non sarebbe però sensato non rendersi conto che gli
esiti delle prove standardizzate vanno interpretate alla luce degli
specifici contesti e processi educativi e didattici e che situazioni
diverse hanno bisogno di forme di valutazione diverse. Queste possono
comprendere sia la ricerca di raffinare le prove strutturare al
fine di volgerle verso la valutazione di competenze, sia l’utilizzo
di strumenti per la valutazione autentica quali l’osservazione
sistematica, il diario di bordo, la rubrica e il portfolio.
Riferimenti bibliografici
Ajello A.M., “Le differenze di genere negli
studi su apprendimento e sviluppo” in Associazione Italiana
Editori, Saperi e libertà. Maschile e femminile nei libri
nella scuola nella vita. Vademecum I, Progetto Polite, AIE, Milano
2000
Ajello A. M. e Belardi C., Valutare le competenze informali. Il
portfolio digitale, Carocci, Roma 2007
Fondazione Giovanni Agnelli, Rapporto sulla scuola in Italia 2009,
Laterza, Bari 2009
Giovannini M. L, Valutazione, voti e senso comune, in “Pedagogia
PIÙ didattica”, volume 2 n°1, Erickson, Trento
2009
Schizzerotto A, Barone C., Sociologia dell’istruzione, il
Mulino, Bologna 2006
Silva E., Measuring Skills for the 21st Century, Education Sector
Reports, 2008 (in www.educationsector.org/)
Tamanini C. (a cura di), Maschi e femmine a scuola: stili relazionali
e di apprendimento, Iprase del Trentino, Trento 2007
Tamanini C., “I percorsi scolastici dei diplomati, in Buzzi
C. e Sartori F. (a cura di), Il proseguimento degli studi universitari
tra i diplomati trentini, Università degli Studi Trento,
Trento 2007
Varisco B.M., Portfolio. Valutare gli apprendimenti e le competenze,
Carrocci, Roma 2004.
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